giovedì 3 settembre 2015

Migranti, piano Ue: quote obbligatorie e multe ai Paesi che non accolgono

Verso la revisione di Dublino. Perché se i ministri degli Esteri di Italia, Francia e Germania hanno inviato un documento congiunto all'Alto rappresentante Federica Mogherini per chiedere «un'equa ripartizione dei rifugiati» e nuove norme sul diritto d'asilo, la Commissione starebbe già elaborando una proposta che prevede la sospensione di fatto del Trattato, con la ”relocation” obbligatoria per i paesi membri e una revisione della cifra dei 40mila da redistribuire sul territorio. Ma soprattutto pesantissime sanzioni per gli Stati che scelgano la via dell'opting out, rifiutando le politiche comuni e respingendo i richiedenti asilo. Verrebbe così creato un fondo europeo per risarcire gli Stati più esposti sul fronte migratorio.  


IL PIANO
La Commissione presieduta da Jean Claude Juncker prevede di fatto la sospensione di Dublino. La nuova Agenda rivoluziona il progetto licenziato a luglio dai capi di Stato e di governo e boccia il sistema di ”volontarietà”. La sospensione del Trattati contempla un meccanismo di redistribuzione permanente dei richiedenti asilo sulla base di nuovi criteri (come la Spagna aveva già chiesto) rispetto alle quote fissate ad aprile e stabilite sulla base di vari indici (pil, tasso di disoccupazione, estensione del territorio e densità). Anche il numero dei migranti da ricollocare (erano 40mila) crescerebbe, ma la chiave è l'obbligatorietà per tutti i paesi Ue di accogliere i profughi, con sanzioni pesantissime per quanti scegliessero di rifiutare la politica comune. Chi non accoglie paga: verrebbe così creato una sorta di fondo utilizzato per ”risarcire” gli stati più esposti agli arrivi e alle richieste di asilo. Dopo l'apertura del nuovo fronte di crisi, nei Balcani, inoltre, anche l'Ungheria verrebbe inclusa nel piano di redistribuzione, insieme ad Italia e Grecia.
La proposta della Commissione sarà presentata probabilmente il prossimo 8 settembre   SETTEMBRE CALDO
Ma il fronte comune tra Paolo Gentiloni, Frank-Walter Steinmeier e Laurent Fabius, ministri degli Esteri di Italia, Germania e Francia, sollecita la Mogherini perché la ”revisione” di Dublino, «creato 25 anni fa», si discuta tra il 4 e il 5 settembre a Lussemburgo. Domani infatti i ministri degli Esteri e della Difesa dovranno incontrarsi per far partire la fase 2 della missione navale contro i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, ”EuNavFor”, con la «caccia» in acque internazionali. La proposta della Commissione, che dovrà poi essere approvata dal Consiglio, sarà di certo definita prima del 14 quando, a Bruxelles, è invece previsto il vertice tra i ministri di Giustizia e Interni. Lo scontro è nell'aria. Slovacchia e Repubblica Ceca sono al lavoro per rafforzare il fronte del no a qualsiasi ipotesi di redistribuzione e guardano alla riunione di domani del gruppo 'Visegrad 4', con Polonia e Ungheria, come ad un'occasione per mettere a punto una strategia. Oggi, però, a Bruxelles il premier ungherese Viktor Orban incontrerà Juncker. Il colloquio potrebbe essere decisivo: si discuterà dell'ipotesi di inserire l'Ungheria tra i beneficiari della ”relocation”. E la scelta potrebbe spaccare il fronte orientale, deciso e compatto nel rifiuto delle politiche di asilo.

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